Lisbona – Una sardina per tutte le età

sardine lisbona

Da cibo comune e semplice dei pescatori portoghesi a simbolo della moderna e sontuosa Lisbona, la sardina sott’olio in latta fa il giro delle tavole di tutto il mondo.

Impossibile non notarle: le sardine sono dappertutto a Lisbona, dai piatti in tavola dei migliori ristoranti, agli accessori di design e all’abbigliamento.

E se apprezzi questa prelibatezza del mare puoi metterla in valigia e portartela a casa, in deliziose latte colorate, sott’olio. Basta fare una sosta a uno dei tanti negozi gourmet e in particolare al famoso Mundo Fantastico da Sardinha Portuguesa per non lasciare la città senza un souvenir di pesce.

Meta turistica infatti di tutti i visitatori di Lisbona il negozio propone pesce in latta per tutti i gusti, dalla tradizionale sardina, a polipo e baccalà.

Sono buone e succulente oltre che ben confezionate e, se ti piace l’idea, puoi farle personalizzare in base all’anno di nascita.

Provare per credere: non sarete gli unici a lasciare la capitale con un carico di latte colorate rigorosamente made in portogallo.

Che però una volta a casa abbiano il potere di farvi rivivere le magiche atmosfere della terra di origine… io non posso garantirlo.

https://www.mundofantasticodasardinha.pt/

Verso il lago di Como in autunno

“Se la vista dei cieli azzurri ti riempie di gioia, se le cose semplici della natura hanno un messaggio che tu comprendi, rallegrati perché la tua anima è viva”. Cit. Eleonora Duse

Ieri si prospettava una cupa domenica d’autunno ed invece un bellissimo sole ci ha sopresi. Quindi, perché rinunciare ad una passeggiata lungo le rive del Lago di Como?

Non parliamo delle solite località vip, ultra gettonate e sovraffollate di turisti, grandi alberghi e boutiques ma di un posto dove ancora la natura fa da padrona, lasciando tutti con il fiato sospeso per la sua immensità.

Siamo a Gera Lario, all’estremità settentrionale del Lago di Como, lungo la foce del fiume Mera ed ai piedi del monte Montemezzo.

Posto ideale per grandi e piccini, data la presenza di un grande parcheggio, di una pista ciclabile che collega i vari paesi limitrofi e di tanti localini sparsi qua e là.

Parcheggiamo, scarichiamo passeggino, giochini e subito la nostra nanetta corre ad ammirare la bellezza del paesaggio: le infinite meraviglie della natura che ci circondano – dalla profondità del lago che infonde pace e serenità, ai canti dei cigni che elettrizzano il suo animo, sprigionando un’immensa energia – coppie che, mano nella mano, si godono la bellezza del sole autunnale, cercando di captare e fermare la magia di questi momenti, gruppetti di amici che si fermano nei baretti della zona per sorseggiare un caldo caffè, un aperitivo e per godersi la sensazione di profonda libertà.

E così, i pensieri che fino a qualche minuto prima affollavano la mia mente, sembrano volatizzarsi, disperdendosi in un cielo che è sempre più blu.

Anche io mi godo la calma di questi momenti e, quando la piccola lo consente, approfitto per scattare qualche foto per immortalare e condividere con tutti voi la bellezza di questi posti.

Ed oggi di nuovo qui, continuando a sognare….

Napoli nel cuore… e nella pancia

Napoli in poesia

Napoli raccontata da una napoletana ora polentona (perennemente a dieta)

“Papà quando sali?
Martedì!
Allora portami:
Le zeppole di San Giuseppe della Sfogliatella;
Qualche babà di Tizzano;
I taralli sugna e pepe di Leopoldo;
Un pezzo di palatone, quello alto con i buchi della salumeria di Corso Umberto;
Qualche mozzarella di bufala”.
Figlia mia ma salgo in treno, aggia fa’ e’ pacchi cu a corda ppe portarti tutte cheste cose
E papà tengo nostalgia e a’ criatura che teng in grembo aggia pure fa conoscere chesta città. Mica a’ vulimme fa nascere cu a’ stampa ro’ riso giallo e ra’ cutaletta n’front?
Non so se ha più nostalgia il cuore o lo stomaco ma una cosa è certa è una città che, se anche vedi una sola volta, ti prende il cuore, lo stomaco, la vista, l’olfatto, tutti i 5 sensi o anche 6, 7, 8 se ve ne sono.
Napoli la porti nel cuore e non la scordi mai. Trovi sempre il sole, in cielo e nella gente, e, anche se qualche giornata puó sembrare più cupa, stai tranquillo che trovi sempre qualcuno pronto a pulirti pure i fari dell’auto, pur di spazzare via ogni traccia di nebbia presente in te.
Napoli è stupore e colore, è musica, la musica dell’anima, quella delle persone che, anche se ti conoscono da poco, quando ti salutano ti baciano e ti abbracciano, ti invitano a casa loro come se fosse parenti o amici da chissà quanto tempo. Napoli è vita, è nu piezz e core.
Come disse un buon amico toscano “come ce se bacia a Napoli non ce se bacia da nessuna parte”….
E questa è pura poesia….

Da Milano a Napoli per un weekend d’autunno

ercolano

Ercolano, Capri, Napoli sotterranea: un weekend senza annoiarsi

La stagione autunnale è perfetta per scoprire Napoli e i suoi dintorni. Il clima è mite, tutte le zone anche le più belle sono meno affollate rispetto alla stagione estiva e, anche se non è possibile pensare a un bel tuffo nelle splendide acque blu, le isole come Capri o Ischia meritano comunque di essere visitate.

Per vedere tutto quello che il territorio offre a poca distanza dalla grande città, non bastano diversi giorni ma, se non siete in cerca di relax assoluto, vi propongo un mix di attività interessanti per un week non noioso.

Il giro che ho improvvisato e che mi ha regalato bellissime sensazione comprende Ercolano, Capri e un salto a Napoli, con partenza venerdì mattina e rientro domenica sera.

Decollo venerdì mattina da Linate (la sveglia suona prima che canti il gallo). Da Napoli/aeroporto il traffico non è quasi mai scorrevole, ma in taxi si raggiunge Ercolano in una mezzora circa.

Ercolano

L’hotel Il San Cristoforo che ci ospita è il posto ideale per raggiungere comodamente gli scavi archeologici nel pomeriggio e per terminare la giornata in un ambiente accogliente, dove viene prestata la massima attenzione agli ospiti, tra atmosfere calde e massima cura degli ambienti. L’hotel propone un comodo servizio di shuttle che accompagna i turisti fino al parco archeologico o alla stazione di Ercolano (15 minuti), nonché un ottimo ristorantino privato e una piscina all’aperto nell’ampio spazio verde.

Verso l’una lasciamo l’hotel e raggiungiamo Ercolano centro dove, dopo essere stati sedotti dal profumo del forno a legna di una piccola pizzeria, incontriamo la guida che ci condurrà alla scoperta di una città che non c’è più, ma che continua a risplendere nella storia. Affidarsi a una guida esperta è fondamentale per non girare a vuoto tra i resti archeologici senza comprenderne il valore. La sensazione che si avverte è che la tragedia vissuta in tempi così lontani sia ancora lì imperterrita, per ricordare a tutti il potere del Vesuvio e la sua forza distruttrice.

Due parole sui resti di Ercolano anche se per i dettagli rimando al sito ufficiale: nel 79 d.c, un’eruzione improvvisa spezzò la vita di una città fiorente e con essa di una civiltà molto ben orchestrata in quanto a urbanistica e socialità (zone termali , sistemi di raccolta delle acque, palestra, teatro, negozi..) . I 400 gradi di temperatura raggiunti in pochi attimi e le colate vulcaniche non lasciarono scampo ai fuggiaschi, neanche via mare.

Una curiosità: l’antica città di Ercolano è ben più grande rispetto a quanto vediamo e possiamo dedurre che molte attuali abitazioni sorgano su resti archeologici nascosti.

In ogni caso quello che il percorso offre è più che sufficiente per viaggiare nel tempo, tra mercanti, botteghe, ricchi banchetti e divinità romane (tra cui ovviamente Ercole fondatore della città).

La giornata termina al ristorante dell’hotel con prelibatezze della zona che comprendono ricette a base di carni a cottura lenta, ravioli, funghi, patate… 

Da Napoli a Capri

Al risveglio veniamo accompagnati in stazione a Ercolano dove scegliamo di sperimentare il servizio della CircumVesuviana, con cui raggiungiamo comodamente il centro di Napoli. Qui scegliamo di visitare qualcosa di poco conosciuto, Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco e, ancora una volta, non manchiamo all’appuntamento con la pizza da Michele, una delle più gettonate della città.

E finalmente… destinazione Capri! Dal centro è possibile raggiungere il porto a piedi tenendo presente che sono due i punti di partenza: Dal Molo Beverello partono gli aliscafi, da Calata di Massa le navi veloci e i traghetti. Navi veloci e traghetti sono più lenti ed economici rispetto agli aliscafi e sono gli unici che possono imbarcare mezzi a motore. Il sole splende, il mare è calmo: in 50 minuti sbarchiamo su un’isola pittoresca da togliere il fiato, ordinata e luminosa, elegante in ogni sua forma o dettaglio. Tutto è lusso e ogni angolo sembra un dipinto ad olio.

L’avventura continua con la funicolare che ci porta in alto, nella Piazzetta centrale, dove ricercatezza e grazia contraddistinguono qualsiasi elemento e panorama. I faraglioni (tre picchi rocciosi a sud est dell’isola) sono una cartolina, la via dei negozi di lusso accoglie gli ospiti con disinvoltura. Peccato non fermarsi una notte e perdersi la vita dei locali, ma abbiamo comunque riempito gli occhi di splendore e siamo pronti per ritornare a Napoli e riposarci un attimo in hotel.

Scopri i tour organizzati  

Napoli sotterranea

A Napoli l’offerta di strutture (hotel, b&b appartamenti) è infinita. La zona che abbiamo scelto è il lungo mare vicino al Castel dell’Ovo ma ogni quartiere ha un fascino speciale. Domenica è l’ultimo giorno e dopo una colazione imperdibile (ecco i consigli del gambero rosso )

Castel dell’Ovo

partiamo alla scoperta dei sotterranei della città. Oltre al percorso classico , che è meglio prenotare in anticipo, esiste il tour nella Galleria Borbonica, un altro pezzo di storia unica al mondo. È proprio incredibile… Napoli non è solo quella che vediamo, ma si spinge nelle profondità della terra, dove scopriamo una lunga rete di cunicoli e cavità scavate nel tufo, tappa  secondo me obbligata per qualsiasi turista.

Per scegliere tra i due percorsi visita i siti:

Napoli sotterranea

La galleria borbonica

Infine tramonta il sole e ci spostiamo verso la stazione per il rientro a Milano con Trenitalia. In circa 4 ore e mezza siamo a casa, con una pizza da asporto e tanta voglia di ritornare a Napoli al più presto!

Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

Napoli – Le anime pezzentelle in cerca di suffragio hanno esaudito per centinaia di anni le preghiere dei devoti e oggi accontentano anche la curiosità dei turisti.

Napoli è un intreccio infinito di luoghi di grande interesse storico, opere, quartieri, dai più classici come la città sotterranea, cunicoli gallerie, acquedotti che lasciano tutti senza parole, ai meno conosciuti come quello che ho scoperto questa volta, imbattendomi nel complesso di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, dove i napoletani svolgevano il culto delle anime pezzentelle.

Dall’esterno la chiesa può non colpire subito, un po’perché sorge lungo via dei Tribunali, ricca di locali e turismo, un po’ perché è piccola, diciamo poco maestosa, ma custodisce qualcosa di davvero inusuale. Si intuisce la sua storia misteriosa fin dall’ingresso dove, sulla doppia scalinata si notano teschi di bronzo in cui capita di vedere giovani infilare le dita (mignolo e indice simbolo delle corna) come gesto scaramantico di buona fortuna per gli studi scolastici. Attorno a questo luogo di culto si respira infatti non solo religione, ma anche superstizione, la stessa che viene spesso associata alla cultura napoletana.

santa maria delle anime del purgatorio a Napoli

La chiesa è bella, è un’opera barocca del seicento e ha la peculiarità di custodire un gigantesco teschio, il Teschio Alato dello scultore Dioniso Lazzari (attualmente posto dietro all’altare). Ma qualcosa di ancora più inquietante si nasconde al piano inferiore nell’ipogeo destinato alla sepoltura e al culto delle anime del purgatorio.

Cos’è questo strano culto? Intanto bisogna comprendere che in quegli anni in questo luogo venivano riposti i corpi di numerosi defunti senza nome, coloro che per le difficoltà del periodo storico, caratterizzato da povertà e peste, non potevano disporre di una degna sepoltura. Queste anime sole, anime di sconosciuti, sarebbero rimaste abbandonate a sé stesse e non avrebbero beneficiato delle preghiere di nessun caro per la propria salvezza eterna, senza la nascita del culto delle loro ossa (in particolare dei teschi detti capuzzelle) a metà del seicento e fino ai nostri giorni. E’ qui che la religione si mescola al profano: i napoletani intuirono un nuovo modo di ottenere le grazie agognate, non dai santi, ma da queste anime mendicanti. Immaginavano infatti che le anime dei defunti soli e meno fortunati fossero più bisognose di preghiere per ottenere la liberazione dal purgatorio, rispetto alle anime dei beati che già abitavano il paradiso, e che fossero di conseguenza più propense a mercanteggiare favori con i vivi, in cambio delle loro suppliche . La dinamica è semplice: io prego per la redenzione dei peccati di un’anima che vorrebbe conseguire il riposo eterno e lei, quando arriverà a destinazione nei cieli, mi ricambierà il favore, facendomi ottenere la grazia desiderata. Già dopo le prime preghiere, l’anima prescelta mostrerà la sua benevolenza, mandando chiari messaggi in sogno o piccoli segnali positivi.  Si direbbe un ottimo accordo tra le parti, entrambi bisognose.

il teschio di Lucia in Sanya Maria delle anime del purgatorio
Lucia, la sposa infelice protettrice degli innamorati – foto tratta dal web

Il culto prevedeva regole precise; prima di tutte la scelta di un teschio tra i resti dei defunti, che veniva venerato e accudito come un potente talismano. Il vivo poneva il teschio su un fazzoletto bianco e faceva in modo che restasse pulito, adornato di fiori, asciutto anche nei giorni più umidi. Se l’anima non concedeva la grazia richiesta, il teschio veniva rivolto verso la parete, come in segno di sfiducia, come punizione per la sua irriconoscenza. Refrigerio dal fuoco del purgatorio delle anime pezzentelle, che significa appunto mendicanti di preghiere, in cambio principalmente di matrimoni e prole, ma anche altre grazie.  Il motivo per cui questo culto è stato molto apprezzato da chi chiedeva grazie in amore è legato probabilmente alla presenza di un teschio appartenente, secondo la leggenda napoletana, a una donna di nome Lucia, morta il giorno delle sue nozze. A questa donna, facilmente riconoscibile per il velo da sposa sopra al suo teschio e per la quantità di fiori e addobbi che lo adornano, si devono numerose grazie, anche se il motivo della sua morte non riesce a mettere d’accordo tutti i suoi devoti.

Quel che appare evidente visitando questo luogo pieno di fiori, ex voti e lumini è che tante anime del purgatorio abbiano esaudito altrettanti fedeli e che, nonostante la Chiesa abbia proibito nel 1969 questo culto profano a favore del più consueto culto dei Santi, ancora oggi tanti devoti o superstiziosi non rinunciano a pregare per queste anime bisognose, negoziando miracoli.

Per approfondire o avere informazioni sugli orari di visita clicca qui

Dubai a misura di bambino

Mare, deserto, grattacieli e…  tanti spazi per giocare

Una realtà emergente. Una dimostrazione della potenza umana. Un inno all’ordine e alla pulizia. Dubai e gli Emirati Arabi attirano sempre più turisti e i motivi sono facilmente spiegabili. Milano-Dubai è un volo diretto, Fly Emirates una sicurezza, per una distanza di 6 ore di viaggio che non rappresentano un ostacolo per chi cerca il caldo anche di inverno. Atterrati all’aeroporto Internazionale di Dubai, abbiamo subito capito dove fossimo: tutto è grande, tutto è pensato, tutto è tecnologico.

L’aeroporto è davvero gigante e abbiamo dovuto percorrere un lungo tratto a piedi per raggiungere l’uscita. Ma per i genitori e i loro bambini vengono offerti passeggini della compagnia aerea e, alle partenze, c’è la navetta interna per raggiungere il gate.

Con due bambine di 6 e 3 anni, abbiamo deciso di soggiornare ad un’ora circa dal centro di Dubai, a Marjan island, presso il Double Tree Hilton. Mare alla portata di bambino: spiaggia con sabbia e adeguati spazi per giocare in libertà. La struttura è costruita e organizzata anche per i più piccoli, con diverse piscine, con un parchetto giochi ben pensato, e con gli scivoli acquatici per far divertire bimbi piccoli e meno piccoli. Il clima è caldo di mattina (si sta in costume) e finché rimane il sole, poi rinfresca fino ai 17 gradi circa della sera. Abbiamo alloggiato in questo albergo, apprezzando i cibi, la pulizia, la cordialità e anche la frequentazione internazionale dell’hotel.


Il pomeriggio è forse inteso più per gite ed escursioni, perché la temperatura scende e l’acqua del mare è freddina. Fulcro di un viaggio a Dubai è la visita al Dubai Mall e al Burj Khalifa. Il primo è un centro commerciale spaziale, l’altro il grattacielo più alto del mondo. Tutto accessibile ai bambini. Nel centro commerciale, il più grande del mondo per quanto riguarda l’area totale occupata (lunga 700 metri e larga 600 metri) conta su 1200 negozi, raggruppati in almeno 10 centri all’interno dell’intero complesso. Ad attirare i visitatori c’è anche l’Acquario, ovviamente un super acquario in linea con la maestosità che caratterizza Dubai. Il Dubai Mall’s Aquarium e il Discovery Centre hanno ottenuto il Guinness World Record per il pannello in vetro acrilico più grande del mondo! Con 10 milioni di litri, il suo Acquario è il secondo per massima capienza a livello mondiale. Ma veniamo al Khalifa, che prende il nome dall’attuale Emiro di Abu Dhabi, visibile in foto nella celebrazione dello spettacolo delle fontane, ai piedi del grattacielo stesso. Il Burj Khalifa, aperto ufficialmente al pubblico il 4 gennaio 2010, è la struttura più alta realizzata dall’uomo, 829,8 metri. Insieme alle bambine, con l’acquisto di un biglietto non esattamente economico (non si paga sotto ai 4 anni), abbiamo preso un doppio ascensore che in pochissimo tempo, si muove a 18 m\s, 64,8 km/h, ci ha condotti in alto ad ammirare uno spettacolo di luci e costruzioni mai visto prima. Ed eccoci quindi alle fontane: forse, per me, il momento più entusiasmante della giornata. Illuminate da 6.600 luci e 50 proiettori colorati, le fontane si estendono per 275 metri e riescono a sparare verso il cielo getti d’acqua alti 150 metri, accompagnati da musiche arabe classiche e internazionali. Lo spettacolo, con i getti a ritmo di musica, è  proprio affascinante!

Non può mancare l’aperitivo nel deserto…

L’altra uscita davvero suggestiva è stata quella nel deserto, un vero ‘must’ di una vacanza negli Emirati Arabi. Il the nel deserto, o l’aperitivo al tramonto, come nel nostro caso, riempie gli occhi di una naturale bellezza, in contrasto con la potenza delle costruzioni umane.

Abbiamo organizzato tutto tramite il Ritz Carlton  Ras Al Khaimah, Al Wadi Desert, un luxury hotel molto accogliente, perfetto per mini lune di miele e vacanze all’insegna del romanticismo e della privacy.

Un simpaticissimo ragazzo, molto preparato, ci ha accompagnati nelle vie dell’albergo, mostrandoci la bellezza del territorio, della fauna, ad esempio facendoci vedere il falco, animale sacro del posto, i gufi e l’arabian oryx, il caratteristico orice di Arabia.  E infine… tutti nel deserto, dove avevano preparato un divano, un bicchiere di vino e un binocolo.

 Abbiamo cosi ammirato il tramonto, per la gioia nostra e dei bambini, felicissimi di correre, liberi, su una sabbia calda e morbidissima.
Dubai, l’imperiosità dell’uomo, la bellezza della natura. Tutto a misura di bambino. A presto!

 

di Anna

Soggiornare in un trullo

Alberobello, in Puglia, si illumina con i colori del Natale: visitare i suoi trulli è ancora più bello  e sembra  di vivere in un’ incantevole fiaba.

Da Lecce a Ostuni  fino Alberobello per scoprire i luoghi più famosi della Puglia e i più caratteristici come appunto la città dei trulli. Quando si iniziano a scorgere le prime costruzioni bianche a forma di cono non ci si immagina di arrivare presto in una città composta interamente da trulli. I più antichi risalgono al XV secolo  quando questa  zona, che era feudo dei conti di Conversano di Acquaviva , cominciò a popolarsi fino a creare quelli che oggi sono i quartieri di Aja piccola e Monti (oggi i trulli  sono più di 1600). Nel 1797 la zona dei trulli ottenne dal re di Napoli Ferdinando IV il titolo di vera e propria città con il nome di Alberobello  e dal 1996 è parte del patrimonio Unesco, rappresentando  un esempio unico al mondo  di costruzioni di questo tipo.  I trulli sono costruiti  a secco, senza malta o cemento,  con tetto conico in pietre incastonate e muratura bianca in pietra calcarea  (vedi come costruire un trullo).   Questa soluzione  architettonica, che sfrutta l’abbondanza di pietra calcarea della zona,  fu imposta dei conti di Acquaviva per sfuggire alla dura tassazione che il regno di Napoli applicava ai quartieri  urbani. Il metodo di costruzione di queste capanne coniche  faceva rientrare i trulli nella categoria di abitazioni precarie e quindi non soggette alla tassazione (in caso di controlli venivano addirittura demolite e poi ricostruite).  Oggi sappiamo però che di precario queste costruzioni hanno ben poco e non solo resistono bene agli anni, al vento e ai terremoti, ma garantiscono anche buone condizioni termiche al loro interno, in inverno e in estate. 

A rendere i trulli affascinanti sono le forme rotonde delle pareti e a cono del tetto, la luminosità del bianco, i pinnacoli, i  simboli disegnati su ogni casetta e le storie del passato che custodiscono. Il pinnacolo era l’opera artistica del maestro trullaro, il cui significato è ancora sconosciuto: secondo alcuni si trattava della firma dell’artista che definiva in qualche modo il valore del trullo e la ricchezza della famiglia. Secondo altre  ipotesi i pinnacoli erano simboli propiziatori  come quelli  sul tetto, di cui invece sappiamo con certezza che avevano significati religiosi, come la croce, mistici  o esoterici . Il più delle volte avevano valore apotropaico ovvero venivano scelti per allontanare gli influssi negativi e  maligni.

Negli ultimi anni il turismo che si concentrava prevalentemente in estate  è cresciuto anche nelle altre stagioni:  molti curiosi vengono attratti soprattutto nel periodo natalizio quando le installazioni luminose decorano i quartieri e la musica invade le strade ogni sera. La magia di questo periodo non ha nulla da invidiare alla bellezza delle giornate più calde.  Al tramonto iniziano i giochi di luci e la gente affolla le strade, ma nelle ore successive le vie si svuotano poco a poco dei tanti visitatori diurni  e i ristoranti  accolgono chi resta in ambienti caldi e caratteristici, offrendo ottimi menu.

Christmas light

Consiglio di visitare tutti i quartieri dei trulli, in lungo e in largo, passando dalla terrazza panoramica, che offre una vista dall’alto  sui trulli,  fino al Trullo Sovrano che è l’unico su due piani e che, oggi trasformato in museo, racconta qualcosa della vita nei trulli.

Per visitare il trullo Sovrano occorre spostarsi a nord sul versante opposto a quello   delle grandi zone dei trulli  Aja piccola e Monti:  la sua ala sinistra è originaria del 1600  mentre la restante risale al 1700 . La sua cupola conica raggiunge i 14 metri. Si tratta di un esempio di trullo con caratteristiche più avanzate delle altre,  costruito su due piani e dotato di spazi ampi. Negli anni passò da corte a cappella a oratorio a sede della confraternita  del SS. Sacramento fino a abitazione della famiglia Sumerano alla fine del 1800. Oggi i mobili  conservati al suo interno narrano ai visitatori  le abitudini di questa famiglia.

Trullo sovrano

Scopri di più sulla storia di questo trullo cliccando qui 

La vita nei trulli era programmata dal capo famiglia con durezza, secondo regole  ben precise. Lui gestiva le questioni economiche fuori casa, mentre la donna era imprigionata tra le mura del trullo, la prima ad alzarsi e l’ultima ad andare a dormire. Non solo puliva cucinava e accudiva i figli ma gestiva anche l’orto e gli animali, come polli conigli e maiali. Imbiancava il trullo, seguiva le questioni famigliari e raccoglieva le uova che scambiava con i venditori ambulanti che venivano a casa per riparazioni e servizi come la pulizia del camino.   Le donne cucinavano tutte insieme e le loro ricette preferite  erano le cicorielle fritte, le braciole di cavallo al sugo, l’agnello al forno  e altre specialità della cucina contadina.  In base alla mia esperienza nei ristoranti della zona, direi che le tradizioni non si sono perse e che ancora oggi nella capitale dei trulli è possibile assaggiare le antiche ricette a base di verdura, maiale e fritti…

Favola in tavola

Favola in tavola

I due ristoranti che consiglio nella capitale dei trulli sono  Favola in tavola per piatti della tradizione rivisitati e con una ottima scelta di vini  e Casa Nova, un antico frantoio del 1700 dove l’ ambiente è più grande e più rustico e le porzioni decisamente abbondanti ma senza rinunce alla qualità.  Salsicce polpette burratine, carni, orecchiette, fricelli, fave con cicoria : la scelta potrebbe essere difficile…

Casa Nova

Casa Nova

Gironzolando tra i trulli è obbligatorio spingersi fino alla zona estrema del rione Monti, dove si trovala  Chiesa Trullo di Sant’Antonio, davvero unica nel suo genere, costruita  con sobrietà e aperta nel 1927, forse anche a fronte della volontà di rafforzare la religione Cristiana in questa zona in cui  emergevano diversi credo.

I posti dove dormire sono tantissimi dato che queste abitazioni si stanno trasformando sempre più in strutture turistiche. Molte persone della zona affittano il loro trullo, permettendo ai loro ospiti un soggiorno speciale.  I trulli destinati al turismo sono confortevoli, curati nei dettagli e, in base alla mia esperienza, i proprietari sono gentili e ospitali.

Gli interni di un trullo

Una curiosità: tra gli innumerevoli trulli ci si imbatte anche in uno antichissimo chiamato Trullo Siamese perché composto da due coni invece che da uno singolo e provvisto di due ingressi su strade diverse.  Il motivo di questa forma insolita è ignoto anche se una leggenda parla di questioni di gelosia tra fratelli  che portarono alla nascita del doppio trullo. L’amore per la stessa donna e le liti che ne conseguirono, indusse alla divisione dell’abitazione in due metà.

Trullo Siamese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Matera: la magia dei sassi

sassi di matera

…da vergogna nazionale a patrimonio  dell’umanità da tramandare alle future generazioni

Matera: un panorama da cui non è possibile spostare lo sguardo. Si potrebbero trascorrere intere giornate a osservare le sue costruzioni pallide, le sue grotte nascoste, le sue rocce, rapiti da un insieme magnifico di elementi accostati l’un l’altro come in un suggestivo presepe.

Arte, storia e straordinaria bellezza si susseguono senza interruzioni, narrando la lunga evoluzione dell’uomo dalle sue origini ad oggi.  Dai primi insediamenti del paleolitico, ai villaggi del neolitico, alle comunità monastiche, alla civiltà contadina e al periodo di declino, i sassi di Matera sono stati abitati da un susseguirsi di generazioni.

Matera sassi

Matera è dal 1993 Patrimonio Mondiale Unesco, quando finalmente la città vede il suo riscatto agli occhi del mondo,  dopo un periodo finale a dir poco inglorioso: nel 1952  le grotte vengono infatti dichiarate Vergogna Nazionale e i suoi abitanti vengono sfollati e invitati a vivere nel quartiere nuovo delle case popolari. Le condizioni di miseria in cui vivevano erano infatti terribili,  nell’umidità di grotte senza luce né bagni, condividendo piccoli spazi non solo con famiglie numerosissime, ma  soprattutto con asini, capre, galline e anche maiali. Letamaio, cucina, utensili e letti di paglia occupavano le piccole grotte, ridotte in condizioni igieniche così precarie da innalzare il tasso di mortalità infantile a oltre il 45%.

Antiche fotografie della vita nelle grotte

Fu la denuncia di Carlo Levi nel libro ‘Cristo si è fermato a Eboli’ ad attirare l’attenzione nazionale su una situazione italiana così insostenibile:  in seguito all’interessamento di intellettuali e politici che si indignavano per la miseria di questa zona d’Italia,  De Gasperi visitò  Matera nel 1950 e  nel 1952 ordinò lo sgombero dei sassi, in quel momento occupati da due terzi della popolazione.

Da quel giorno i sassi furono dichiarati inabitabili e fino a pochi anni fa  le grotte rimasero abbandonate e ridotte a discariche, quasi a rinnegare una  storia controversa, di straordinario valore.  Oggi questi spazi vengono poco a poco recuperati e restaurati, in seguito a una nuova legge del 1986 che abilitò i cittadini a ritornare nei rioni, promuovendo il restauro, la nascita di strutture turistiche, ristoranti della tradizione, botteghe artigianali e musei. Ma perché si parla di grande valore di questo nucleo cittadino e perché Matera e le sue grotte sono entrate nel patrimonio Unesco? di sicuro per la sua bellezza primordiale e per la memoria culturale che l’intera città conserva,  ma anche per il criterio particolare con cui fin dalla preistoria sono state costruite le abitazioni e poi si sono espanse fino a diventare una città modellata su più livelli.  Altro punto di straordinario interesse culturale è il sapiente sistema di raccolta delle acque sorgive e piovane.  Nella città esistono infatti ancora  sette cisterne sotterranee, scavate come ogni cosa nella roccia,  visitabili dai turisti che così possono comprenderne l’eccezionalità, oltre che la grandezza: questo sistema garantiva infatti l’acqua a tutta la popolazione che raccoglieva dai pozzi  l’occorrente per la casa e per gli animali (consiglio di visitare il Palombaro Lungo in piazza Vittorio Veneto: è la più grande cisterna idrica di Matera).

Pozzi

Palombaro lungo, raccolta delle acque

All’inizio della civiltà, come testimoniano i reperti incontrati nelle grotte, l’uomo abitava  i solchi di origine naturale della zona rocciosa della Murgia. Poco a poco la popolazione ha pazientemente scavato una sorta di alveare nelle rocce calcarenitiche (dette di tufo) oggi chiamate  zone dei sassi, che negli anni si sono arricchite su più livelli di nuove costruzioni esterne  adiacenti, create con il materiale delle scavature delle grotte (il tufo è friabile e permette la  lavorazione meglio di altri materiali). Con il passare degli anni  la città è cresciuta  fino a creare il bellissimo nucleo urbano che vediamo adesso, dove i più poveri occupavano le grotte e i nobili i palazzi dei livelli superiori.

La città si divide in due zone principali:  quella del sasso Caveoso e del  sasso Barisano, divisi dalla parte centrale della collina della Civita dove sorge il Duomo.  Durante il Medioevo  furono costruiti edifici importanti  come la Cattedrale, la Chiesa di San Giovanni Battista e di Santa Maria della Valle. Visitare Matera è particolarmente piacevole perché ogni luogo di interesse si può raggiungere a piedi (con scarpe comode e suole adeguate perché  i gradini possono essere molto scivolosi).  Gironzolare per le sue strade è un’esperienza unica, particolarmente nelle ore del tramonto quando la città si illumina poco a poco. Per ammirare il panorama con vista sull’intera città è possibile anche recarsi a piedi sul versante opposto della Murgia (che in zona viene chiamano mini canyon) attraverso un percorso  di trekking o in auto in una ventina di minuti.  Tra i due versanti scorre il torrente della Gravina dove forse moltissimi anni fa il mare aveva diviso in due la montagna.

Chiesa rupestre

Tra le cose da vedere segnalo, oltre ai luoghi di raccolta delle acque, le chiese rupestri, testimonianza del primo Cristianesimo e delle comunità monastiche, e qualche esempio di abitazione tipica delle grotte.  Da non perdere le chiese rupestri di Santa Maria de Idris, di Santa Lucia della Malve e di San Pietro Barisano.  Le chiese rupestri, circa 150 nel territorio, nel corso della storia sono state occupate e trasformate in ambienti domestici molto poveri, dove addirittura un altare poteva diventare un piano cucina o il ricovero di animali. Oggi questi ambienti sono stati sottratti all’abbandono e trasformati in musei o ambienti suggestivi rivolti all’accoglienza turistica. In ogni caso conservano un fascino che difficilmente può lasciare indifferenti.

Nella zona centrale della città chiamano l’attenzione il Duomo, la piazza del Sedile, chiamata così perché il luogo delle assemblee comunali, la chiesa del Purgatorio, i palazzi dei nobili (Gattini, Venusio,  Malvinni Malvezzi),  il Palazzo Lanfranchi oggi museo d’arte.

Per soggiornare oggi la città offre mille soluzioni, per tutte le esigenze, nonché tantissimi ristoranti e trattorie dove assaggiare piatti della tradizione. Per immergersi nella storia di Matera è possibile anche dormire in residence creati nelle grotte che, secondo me, regalano sensazioni magiche.   Gli spazi originali ristrutturati elegantemente e le tracce dell’antica società agricola e religiosa, garantiscono un soggiorno davvero unico al mondo.

Nel 2019 Matera sarà anche capitale europea della cultura: è così che termina il lento riscatto di questa terra.

Matera grotte

Consigli di viaggio in base alla mia esperienza:

  • Contattare una guida:  Antonio di Altieri viaggi è stato la nostra guida,  chiaro nelle spiegazioni e capace di trasmettere la sua passione per la città.
  • Assaggiare fave e cicoria e i piatti di carne della zona,  accompagnati dai vini locali come l’Aglianico del Vulture, annoverato tra i grandi rossi del sud (detto Barolo del sud).  Un posto semplice dove mangiare senza spendere troppo e assaggiare eventualmente anche una buona pizza è l’osteria al Casale.

  • Pane e olio: tra le mille stradine si incontrano artigiani che vendono il timbro per il pane. In passato le famiglie  preparavano  in casa l’impasto per pagnotte di 8 kg che poi venivano cotte nei forni comuni.  Per riconoscere e non perdere quello che era il cibo di quindici  giorni utilizzavano un timbro sull’impasto, con le iniziali della famiglia.
  • Chiedere a un artigiano spiegazioni sugli oggetti in vendita, che non sono semplici souvenir ma oggetti della tradizione, con una storia da scoprire.
  • Partecipare alle attività organizzate nel territorio , come degustazioni di cibo e vini e regalarsi qualche momento di relax nelle trattorie scavate nella roccia. Tra i vini da degustare oltre all’Aglianico, consiglio di provare il Grottino di Roccanova e il bianco Verdeca.  Concedersi anche un bicchierino di Amaro Lucano.
  •  Il tempo a Matera è abbastanza mite in inverno e molto caldo in estate, per cui consiglio di valutare attentamente il periodo in cui si preferisce viaggiare. Se c’è necessità di non camminare a lungo richiedere il servizio di  ape-tour.



Bressanone si illumina con La Luce di Betlemme

Luce di Betlemme

La suggestiva tradizione della notte di Natale a Brixen

… è la fiamma della pace che arriva dalla Terra Santa e si diffonde in tutto il mondo, in una catena di luce che coinvolge oltre 30 nazioni, dopo che nel 1986 un giovane austriaco portò in Europa la prima fiamma dalla chiesa della Natività di Betlemme.   Ogni anno, nella notte del 24 dicembre, viene accesa la prima lampada della catena, nel luogo in cui nacque Gesù, dove una fiamma viene mantenuta  sempre accesa da diversi secoli.  Sono gli scout cattolici che portano questa celebrazione nelle città che aderiscono all’iniziativa, che è un simbolo di pace nel mondo e di amore fraterno.

Nella notte di Natale, anche a Bressanone (Brixen)  si rispetta questa tradizione d’amore, quando i fedeli si recano al Duomo per accendere la propria lanterna con la luce di Betlemme e in ogni strada si incrociano persone che passeggiano con la fiamma accesa.

Questa candela (in tedesco Friedenslicht aus betlehem) illuminerà le abitazioni nella notte di Natale, nella speranza di un anno di pace e di gioia.

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