Dubai a misura di bambino

Mare, deserto, grattacieli e…  tanti spazi per giocare

Una realtà emergente. Una dimostrazione della potenza umana. Un inno all’ordine e alla pulizia. Dubai e gli Emirati Arabi attirano sempre più turisti e i motivi sono facilmente spiegabili. Milano-Dubai è un volo diretto, Fly Emirates una sicurezza, per una distanza di 6 ore di viaggio che non rappresentano un ostacolo per chi cerca il caldo anche di inverno. Atterrati all’aeroporto Internazionale di Dubai, abbiamo subito capito dove fossimo: tutto è grande, tutto è pensato, tutto è tecnologico.

L’aeroporto è davvero gigante e abbiamo dovuto percorrere un lungo tratto a piedi per raggiungere l’uscita. Ma per i genitori e i loro bambini vengono offerti passeggini della compagnia aerea e, alle partenze, c’è la navetta interna per raggiungere il gate.

Con due bambine di 6 e 3 anni, abbiamo deciso di soggiornare ad un’ora circa dal centro di Dubai, a Marjan island, presso il Double Tree Hilton. Mare alla portata di bambino: spiaggia con sabbia e adeguati spazi per giocare in libertà. La struttura è costruita e organizzata anche per i più piccoli, con diverse piscine, con un parchetto giochi ben pensato, e con gli scivoli acquatici per far divertire bimbi piccoli e meno piccoli. Il clima è caldo di mattina (si sta in costume) e finché rimane il sole, poi rinfresca fino ai 17 gradi circa della sera. Abbiamo alloggiato in questo albergo, apprezzando i cibi, la pulizia, la cordialità e anche la frequentazione internazionale dell’hotel.


Il pomeriggio è forse inteso più per gite ed escursioni, perché la temperatura scende e l’acqua del mare è freddina. Fulcro di un viaggio a Dubai è la visita al Dubai Mall e al Burj Khalifa. Il primo è un centro commerciale spaziale, l’altro il grattacielo più alto del mondo. Tutto accessibile ai bambini. Nel centro commerciale, il più grande del mondo per quanto riguarda l’area totale occupata (lunga 700 metri e larga 600 metri) conta su 1200 negozi, raggruppati in almeno 10 centri all’interno dell’intero complesso. Ad attirare i visitatori c’è anche l’Acquario, ovviamente un super acquario in linea con la maestosità che caratterizza Dubai. Il Dubai Mall’s Aquarium e il Discovery Centre hanno ottenuto il Guinness World Record per il pannello in vetro acrilico più grande del mondo! Con 10 milioni di litri, il suo Acquario è il secondo per massima capienza a livello mondiale. Ma veniamo al Khalifa, che prende il nome dall’attuale Emiro di Abu Dhabi, visibile in foto nella celebrazione dello spettacolo delle fontane, ai piedi del grattacielo stesso. Il Burj Khalifa, aperto ufficialmente al pubblico il 4 gennaio 2010, è la struttura più alta realizzata dall’uomo, 829,8 metri. Insieme alle bambine, con l’acquisto di un biglietto non esattamente economico (non si paga sotto ai 4 anni), abbiamo preso un doppio ascensore che in pochissimo tempo, si muove a 18 m\s, 64,8 km/h, ci ha condotti in alto ad ammirare uno spettacolo di luci e costruzioni mai visto prima. Ed eccoci quindi alle fontane: forse, per me, il momento più entusiasmante della giornata. Illuminate da 6.600 luci e 50 proiettori colorati, le fontane si estendono per 275 metri e riescono a sparare verso il cielo getti d’acqua alti 150 metri, accompagnati da musiche arabe classiche e internazionali. Lo spettacolo, con i getti a ritmo di musica, è  proprio affascinante!

Non può mancare l’aperitivo nel deserto…

L’altra uscita davvero suggestiva è stata quella nel deserto, un vero ‘must’ di una vacanza negli Emirati Arabi. Il the nel deserto, o l’aperitivo al tramonto, come nel nostro caso, riempie gli occhi di una naturale bellezza, in contrasto con la potenza delle costruzioni umane.

Abbiamo organizzato tutto tramite il Ritz Carlton  Ras Al Khaimah, Al Wadi Desert, un luxury hotel molto accogliente, perfetto per mini lune di miele e vacanze all’insegna del romanticismo e della privacy.

Un simpaticissimo ragazzo, molto preparato, ci ha accompagnati nelle vie dell’albergo, mostrandoci la bellezza del territorio, della fauna, ad esempio facendoci vedere il falco, animale sacro del posto, i gufi e l’arabian oryx, il caratteristico orice di Arabia.  E infine… tutti nel deserto, dove avevano preparato un divano, un bicchiere di vino e un binocolo.

 Abbiamo cosi ammirato il tramonto, per la gioia nostra e dei bambini, felicissimi di correre, liberi, su una sabbia calda e morbidissima.
Dubai, l’imperiosità dell’uomo, la bellezza della natura. Tutto a misura di bambino. A presto!

 

di Anna

Soggiornare in un trullo

Alberobello, in Puglia, si illumina con i colori del Natale: visitare i suoi trulli è ancora più bello  e sembra  di vivere in un’ incantevole fiaba.

Da Lecce a Ostuni  fino Alberobello per scoprire i luoghi più famosi della Puglia e i più caratteristici come appunto la città dei trulli. Quando si iniziano a scorgere le prime costruzioni bianche a forma di cono non ci si immagina di arrivare presto in una città composta interamente da trulli. I più antichi risalgono al XV secolo  quando questa  zona, che era feudo dei conti di Conversano di Acquaviva , cominciò a popolarsi fino a creare quelli che oggi sono i quartieri di Aja piccola e Monti (oggi i trulli  sono più di 1600). Nel 1797 la zona dei trulli ottenne dal re di Napoli Ferdinando IV il titolo di vera e propria città con il nome di Alberobello  e dal 1996 è parte del patrimonio Unesco, rappresentando  un esempio unico al mondo  di costruzioni di questo tipo.  I trulli sono costruiti  a secco, senza malta o cemento,  con tetto conico in pietre incastonate e muratura bianca in pietra calcarea  (vedi come costruire un trullo).   Questa soluzione  architettonica, che sfrutta l’abbondanza di pietra calcarea della zona,  fu imposta dei conti di Acquaviva per sfuggire alla dura tassazione che il regno di Napoli applicava ai quartieri  urbani. Il metodo di costruzione di queste capanne coniche  faceva rientrare i trulli nella categoria di abitazioni precarie e quindi non soggette alla tassazione (in caso di controlli venivano addirittura demolite e poi ricostruite).  Oggi sappiamo però che di precario queste costruzioni hanno ben poco e non solo resistono bene agli anni, al vento e ai terremoti, ma garantiscono anche buone condizioni termiche al loro interno, in inverno e in estate. 

A rendere i trulli affascinanti sono le forme rotonde delle pareti e a cono del tetto, la luminosità del bianco, i pinnacoli, i  simboli disegnati su ogni casetta e le storie del passato che custodiscono. Il pinnacolo era l’opera artistica del maestro trullaro, il cui significato è ancora sconosciuto: secondo alcuni si trattava della firma dell’artista che definiva in qualche modo il valore del trullo e la ricchezza della famiglia. Secondo altre  ipotesi i pinnacoli erano simboli propiziatori  come quelli  sul tetto, di cui invece sappiamo con certezza che avevano significati religiosi, come la croce, mistici  o esoterici . Il più delle volte avevano valore apotropaico ovvero venivano scelti per allontanare gli influssi negativi e  maligni.

Negli ultimi anni il turismo che si concentrava prevalentemente in estate  è cresciuto anche nelle altre stagioni:  molti curiosi vengono attratti soprattutto nel periodo natalizio quando le installazioni luminose decorano i quartieri e la musica invade le strade ogni sera. La magia di questo periodo non ha nulla da invidiare alla bellezza delle giornate più calde.  Al tramonto iniziano i giochi di luci e la gente affolla le strade, ma nelle ore successive le vie si svuotano poco a poco dei tanti visitatori diurni  e i ristoranti  accolgono chi resta in ambienti caldi e caratteristici, offrendo ottimi menu.

Christmas light

Consiglio di visitare tutti i quartieri dei trulli, in lungo e in largo, passando dalla terrazza panoramica, che offre una vista dall’alto  sui trulli,  fino al Trullo Sovrano che è l’unico su due piani e che, oggi trasformato in museo, racconta qualcosa della vita nei trulli.

Per visitare il trullo Sovrano occorre spostarsi a nord sul versante opposto a quello   delle grandi zone dei trulli  Aja piccola e Monti:  la sua ala sinistra è originaria del 1600  mentre la restante risale al 1700 . La sua cupola conica raggiunge i 14 metri. Si tratta di un esempio di trullo con caratteristiche più avanzate delle altre,  costruito su due piani e dotato di spazi ampi. Negli anni passò da corte a cappella a oratorio a sede della confraternita  del SS. Sacramento fino a abitazione della famiglia Sumerano alla fine del 1800. Oggi i mobili  conservati al suo interno narrano ai visitatori  le abitudini di questa famiglia.

Trullo sovrano

Scopri di più sulla storia di questo trullo cliccando qui 

La vita nei trulli era programmata dal capo famiglia con durezza, secondo regole  ben precise. Lui gestiva le questioni economiche fuori casa, mentre la donna era imprigionata tra le mura del trullo, la prima ad alzarsi e l’ultima ad andare a dormire. Non solo puliva cucinava e accudiva i figli ma gestiva anche l’orto e gli animali, come polli conigli e maiali. Imbiancava il trullo, seguiva le questioni famigliari e raccoglieva le uova che scambiava con i venditori ambulanti che venivano a casa per riparazioni e servizi come la pulizia del camino.   Le donne cucinavano tutte insieme e le loro ricette preferite  erano le cicorielle fritte, le braciole di cavallo al sugo, l’agnello al forno  e altre specialità della cucina contadina.  In base alla mia esperienza nei ristoranti della zona, direi che le tradizioni non si sono perse e che ancora oggi nella capitale dei trulli è possibile assaggiare le antiche ricette a base di verdura, maiale e fritti…

Favola in tavola
Favola in tavola

I due ristoranti che consiglio nella capitale dei trulli sono  Favola in tavola per piatti della tradizione rivisitati e con una ottima scelta di vini  e Casa Nova, un antico frantoio del 1700 dove l’ ambiente è più grande e più rustico e le porzioni decisamente abbondanti ma senza rinunce alla qualità.  Salsicce polpette burratine, carni, orecchiette, fricelli, fave con cicoria : la scelta potrebbe essere difficile…

Casa Nova
Casa Nova

Gironzolando tra i trulli è obbligatorio spingersi fino alla zona estrema del rione Monti, dove si trovala  Chiesa Trullo di Sant’Antonio, davvero unica nel suo genere, costruita  con sobrietà e aperta nel 1927, forse anche a fronte della volontà di rafforzare la religione Cristiana in questa zona in cui  emergevano diversi credo.

I posti dove dormire sono tantissimi dato che queste abitazioni si stanno trasformando sempre più in strutture turistiche. Molte persone della zona affittano il loro trullo, permettendo ai loro ospiti un soggiorno speciale.  I trulli destinati al turismo sono confortevoli, curati nei dettagli e, in base alla mia esperienza, i proprietari sono gentili e ospitali.

Gli interni di un trullo

Una curiosità: tra gli innumerevoli trulli ci si imbatte anche in uno antichissimo chiamato Trullo Siamese perché composto da due coni invece che da uno singolo e provvisto di due ingressi su strade diverse.  Il motivo di questa forma insolita è ignoto anche se una leggenda parla di questioni di gelosia tra fratelli  che portarono alla nascita del doppio trullo. L’amore per la stessa donna e le liti che ne conseguirono, indusse alla divisione dell’abitazione in due metà.

Trullo Siamese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Matera: la magia dei sassi

sassi di matera

…da vergogna nazionale a patrimonio  dell’umanità da tramandare alle future generazioni

Matera: un panorama da cui non è possibile spostare lo sguardo. Si potrebbero trascorrere intere giornate a osservare le sue costruzioni pallide, le sue grotte nascoste, le sue rocce, rapiti da un insieme magnifico di elementi accostati l’un l’altro come in un suggestivo presepe.

Arte, storia e straordinaria bellezza si susseguono senza interruzioni, narrando la lunga evoluzione dell’uomo dalle sue origini ad oggi.  Dai primi insediamenti del paleolitico, ai villaggi del neolitico, alle comunità monastiche, alla civiltà contadina e al periodo di declino, i sassi di Matera sono stati abitati da un susseguirsi di generazioni.

Matera sassi

Matera è dal 1993 Patrimonio Mondiale Unesco, quando finalmente la città vede il suo riscatto agli occhi del mondo,  dopo un periodo finale a dir poco inglorioso: nel 1952  le grotte vengono infatti dichiarate Vergogna Nazionale e i suoi abitanti vengono sfollati e invitati a vivere nel quartiere nuovo delle case popolari. Le condizioni di miseria in cui vivevano erano infatti terribili,  nell’umidità di grotte senza luce né bagni, condividendo piccoli spazi non solo con famiglie numerosissime, ma  soprattutto con asini, capre, galline e anche maiali. Letamaio, cucina, utensili e letti di paglia occupavano le piccole grotte, ridotte in condizioni igieniche così precarie da innalzare il tasso di mortalità infantile a oltre il 45%.

Antiche fotografie della vita nelle grotte

Fu la denuncia di Carlo Levi nel libro ‘Cristo si è fermato a Eboli’ ad attirare l’attenzione nazionale su una situazione italiana così insostenibile:  in seguito all’interessamento di intellettuali e politici che si indignavano per la miseria di questa zona d’Italia,  De Gasperi visitò  Matera nel 1950 e  nel 1952 ordinò lo sgombero dei sassi, in quel momento occupati da due terzi della popolazione.

Da quel giorno i sassi furono dichiarati inabitabili e fino a pochi anni fa  le grotte rimasero abbandonate e ridotte a discariche, quasi a rinnegare una  storia controversa, di straordinario valore.  Oggi questi spazi vengono poco a poco recuperati e restaurati, in seguito a una nuova legge del 1986 che abilitò i cittadini a ritornare nei rioni, promuovendo il restauro, la nascita di strutture turistiche, ristoranti della tradizione, botteghe artigianali e musei. Ma perché si parla di grande valore di questo nucleo cittadino e perché Matera e le sue grotte sono entrate nel patrimonio Unesco? di sicuro per la sua bellezza primordiale e per la memoria culturale che l’intera città conserva,  ma anche per il criterio particolare con cui fin dalla preistoria sono state costruite le abitazioni e poi si sono espanse fino a diventare una città modellata su più livelli.  Altro punto di straordinario interesse culturale è il sapiente sistema di raccolta delle acque sorgive e piovane.  Nella città esistono infatti ancora  sette cisterne sotterranee, scavate come ogni cosa nella roccia,  visitabili dai turisti che così possono comprenderne l’eccezionalità, oltre che la grandezza: questo sistema garantiva infatti l’acqua a tutta la popolazione che raccoglieva dai pozzi  l’occorrente per la casa e per gli animali (consiglio di visitare il Palombaro Lungo in piazza Vittorio Veneto: è la più grande cisterna idrica di Matera).

Pozzi
Palombaro lungo, raccolta delle acque

All’inizio della civiltà, come testimoniano i reperti incontrati nelle grotte, l’uomo abitava  i solchi di origine naturale della zona rocciosa della Murgia. Poco a poco la popolazione ha pazientemente scavato una sorta di alveare nelle rocce calcarenitiche (dette di tufo) oggi chiamate  zone dei sassi, che negli anni si sono arricchite su più livelli di nuove costruzioni esterne  adiacenti, create con il materiale delle scavature delle grotte (il tufo è friabile e permette la  lavorazione meglio di altri materiali). Con il passare degli anni  la città è cresciuta  fino a creare il bellissimo nucleo urbano che vediamo adesso, dove i più poveri occupavano le grotte e i nobili i palazzi dei livelli superiori.

La città si divide in due zone principali:  quella del sasso Caveoso e del  sasso Barisano, divisi dalla parte centrale della collina della Civita dove sorge il Duomo.  Durante il Medioevo  furono costruiti edifici importanti  come la Cattedrale, la Chiesa di San Giovanni Battista e di Santa Maria della Valle. Visitare Matera è particolarmente piacevole perché ogni luogo di interesse si può raggiungere a piedi (con scarpe comode e suole adeguate perché  i gradini possono essere molto scivolosi).  Gironzolare per le sue strade è un’esperienza unica, particolarmente nelle ore del tramonto quando la città si illumina poco a poco. Per ammirare il panorama con vista sull’intera città è possibile anche recarsi a piedi sul versante opposto della Murgia (che in zona viene chiamano mini canyon) attraverso un percorso  di trekking o in auto in una ventina di minuti.  Tra i due versanti scorre il torrente della Gravina dove forse moltissimi anni fa il mare aveva diviso in due la montagna.

Chiesa rupestre

Tra le cose da vedere segnalo, oltre ai luoghi di raccolta delle acque, le chiese rupestri, testimonianza del primo Cristianesimo e delle comunità monastiche, e qualche esempio di abitazione tipica delle grotte.  Da non perdere le chiese rupestri di Santa Maria de Idris, di Santa Lucia della Malve e di San Pietro Barisano.  Le chiese rupestri, circa 150 nel territorio, nel corso della storia sono state occupate e trasformate in ambienti domestici molto poveri, dove addirittura un altare poteva diventare un piano cucina o il ricovero di animali. Oggi questi ambienti sono stati sottratti all’abbandono e trasformati in musei o ambienti suggestivi rivolti all’accoglienza turistica. In ogni caso conservano un fascino che difficilmente può lasciare indifferenti.

Nella zona centrale della città chiamano l’attenzione il Duomo, la piazza del Sedile, chiamata così perché il luogo delle assemblee comunali, la chiesa del Purgatorio, i palazzi dei nobili (Gattini, Venusio,  Malvinni Malvezzi),  il Palazzo Lanfranchi oggi museo d’arte.

Per soggiornare oggi la città offre mille soluzioni, per tutte le esigenze, nonché tantissimi ristoranti e trattorie dove assaggiare piatti della tradizione. Per immergersi nella storia di Matera è possibile anche dormire in residence creati nelle grotte che, secondo me, regalano sensazioni magiche.   Gli spazi originali ristrutturati elegantemente e le tracce dell’antica società agricola e religiosa, garantiscono un soggiorno davvero unico al mondo.

Nel 2019 Matera sarà anche capitale europea della cultura: è così che termina il lento riscatto di questa terra.

Matera grotte

Consigli di viaggio in base alla mia esperienza:

  • Contattare una guida:  Antonio di Altieri viaggi è stato la nostra guida,  chiaro nelle spiegazioni e capace di trasmettere la sua passione per la città.
  • Assaggiare fave e cicoria e i piatti di carne della zona,  accompagnati dai vini locali come l’Aglianico del Vulture, annoverato tra i grandi rossi del sud (detto Barolo del sud).  Un posto semplice dove mangiare senza spendere troppo e assaggiare eventualmente anche una buona pizza è l’osteria al Casale.

  • Pane e olio: tra le mille stradine si incontrano artigiani che vendono il timbro per il pane. In passato le famiglie  preparavano  in casa l’impasto per pagnotte di 8 kg che poi venivano cotte nei forni comuni.  Per riconoscere e non perdere quello che era il cibo di quindici  giorni utilizzavano un timbro sull’impasto, con le iniziali della famiglia.
  • Chiedere a un artigiano spiegazioni sugli oggetti in vendita, che non sono semplici souvenir ma oggetti della tradizione, con una storia da scoprire.
  • Partecipare alle attività organizzate nel territorio , come degustazioni di cibo e vini e regalarsi qualche momento di relax nelle trattorie scavate nella roccia. Tra i vini da degustare oltre all’Aglianico, consiglio di provare il Grottino di Roccanova e il bianco Verdeca.  Concedersi anche un bicchierino di Amaro Lucano.
  •  Il tempo a Matera è abbastanza mite in inverno e molto caldo in estate, per cui consiglio di valutare attentamente il periodo in cui si preferisce viaggiare. Se c’è necessità di non camminare a lungo richiedere il servizio di  ape-tour.



Bressanone si illumina con La Luce di Betlemme

Luce di Betlemme

La suggestiva tradizione della notte di Natale a Brixen

… è la fiamma della pace che arriva dalla Terra Santa e si diffonde in tutto il mondo, in una catena di luce che coinvolge oltre 30 nazioni, dopo che nel 1986 un giovane austriaco portò in Europa la prima fiamma dalla chiesa della Natività di Betlemme.   Ogni anno, nella notte del 24 dicembre, viene accesa la prima lampada della catena, nel luogo in cui nacque Gesù, dove una fiamma viene mantenuta  sempre accesa da diversi secoli.  Sono gli scout cattolici che portano questa celebrazione nelle città che aderiscono all’iniziativa, che è un simbolo di pace nel mondo e di amore fraterno.

Nella notte di Natale, anche a Bressanone (Brixen)  si rispetta questa tradizione d’amore, quando i fedeli si recano al Duomo per accendere la propria lanterna con la luce di Betlemme e in ogni strada si incrociano persone che passeggiano con la fiamma accesa.

Questa candela (in tedesco Friedenslicht aus betlehem) illuminerà le abitazioni nella notte di Natale, nella speranza di un anno di pace e di gioia.

Leggi anche:

Magico week end a Bressanone

 

Civita, borgo senza tempo

Il borgo  antico di Civita è una frazione di Bagnoregio, in provincia di Viterbo  ed è considerato uno dei più belli d’Italia, anche se poco conosciuto.  Civita venne fondata 2500 anni fa dagli Etruschi che accedevano alle abitazioni tramite 5 porte, di cui oggi ne resta una principale, raggiungibile solo a piedi percorrendo un lungo ponte.  Il suo rivestimento è medievale e rinascimentale e il suo fascino senza tempo. Sostare per una pausa passeggiando nel borgo riporta ai tempi antichi ed è una felice occasione di svago ma anche di relax se si ha l’accortezza di scegliere un giorno non festivo quando il borgo non è mai affollato ed è ricco di ristoranti o bar dove assaggiare in tutta calma vini locali e piatti della tradizione.

Civita, costruita su un terreno argilloso soggetto all’erosione,  venne abbandonata per colpa dei terremoti e del degrado delle costruzioni a causa di alcuni torrenti sottostanti al colle, delle piogge e del vento: per questo il nome con cui è segnata sulle mappe è Civita la Città che Muore, proprio per la sua storia che l’aveva portata quasi a scomparire, senza contare che sono ormai pochissimi i suoi abitanti (mi hanno detto una decina). Nonostante questo, nel periodo etrusco è stata una città importante per il commercio  grazie anche alla sua posizione strategica; in quell’epoca gli etruschi si impegnavano in importanti opere per sanare e difendere il territorio dall’erosione, fono a quando, dopo i il periodo dei Romani, la città fu abbandonata.

La chiesa di San Donato costruita nel 600  e modificata nei periodi successivi  è sicuramente da visitare, ma in generale tutte le piccole vie meritano uno sguardo attento, alla scoperta di sensazioni antiche e costruzioni medievali. Nella chiesa è custodito un crocifisso venerato in ricordo di quando, grazie alla preghiera di una anziana fedele nel 1499 era stata concessa la grazia della liberazione di Civita dalla peste. Esattamente si narra che il crocifisso parlò chiedendo la vita della signora  che si rivolgeva a lui con la preghiera in cambio della fine della pestilenza in città.  consiglio di osservare attentamente in crocifisso da diverse direzioni perché si dice che cambi espressione.   

Da Chamonix a Annecy con i fiocchi

annecy

Neve, raclette e vini francesi

Un week end a Chamonix nel periodo natalizio promette sport, relax, cucina francese e, con un po’ di fortuna,  anche grandi nevicate.

Chamonix

Chamonix  si trova nell’Alta Savoia francese,  poco dopo il traforo del Monte Bianco per chi arriva dall’Italia. Il paesaggio cambia drasticamente rispetto alle ultime località sciistiche italiane della valle d’Aosta facendosi piacevolmente dinamico, cittadino… francese!

Chamonix significa in ogni momento vista sul Monte Bianco, nonchè punto di  partenza per escursioni mozzafiato come quelle della funivia dei ghiacciai che si congiunge con l’italiana Skyway di Cormayeur.

Oltre alla bellezza del paesaggio, la cittadina offre mille possibilità di svago, aperitivi, pranzi e cene in compagnia, con tantissime brasserie, birrerie all’aperto, negozi di articoli sportivi in ogni angolo per gli appassionati di sci, trekking, arrampicata e tante possibilità di alloggio in hotel e appartamenti per una settimana bianca o un week end.

Chamonix

La funivia Aiguille de Midi porta a 3842 metri  offrendo un panorama spettacolare e tante possibilità  per gli sportivi, mentre il Trenino di Montervers porta al Ghiacciaio di  Aletsch.

Chamonix centro week end montagna

Le stazioni sciistiche sono numerose, da più semplici come Le Tour, di media difficoltà come Les Houches fino a quelle del ghiacciaio, riservate ai veri esperti.

Chamonix centro week end montagna

In città spiccano la chiesa di San Michele, i colori delle abitazioni e la piazza del centro bella e ampia.

Chamonix centro week end montagna orso neve

La romantica Annecy

Da Chamonix in un’ora si arriva a Annecy, la splendida Venezia francese che nel periodo natalizio si anima di festa con i mercatini che offrono cibo, champagne ostriche  e vin choude  a tutte le ore, oltre alla grande offerta di prodotti artigianali.

Sono i canali e i suoi vicoli pittoreschi a renderla speciale,  in particolare nella zona vecchia dominata dal Palais de l’Isle nel mezzo del fiume Thiou, nato come fortezza nel XII palazzo e passato poi da residenza a sede del governo fino a prigione nel 1800 e durante le grandi guerre. Ma anche l’architettura delle  abitazioni e il lago su cui Annecy sorge, considerato il più pulito d’Europa,  sono complici della bellezza del luogo.

Annecy Francia

Senza contare che attorno a tanta bellezza si intravedono le Alpi francesi che, con la neve invernale, si trasformano in un romantico contorno pittorico.

Bellissimo anche il Castello che era residenza dei conti di Ginevra e dei Savoia, costruito nel XIII secolo, oggi museo e sede di importanti mostre d’arte.

Francia Annecy mercatini natale

Una cena tipica a Chamonix

Siamo al ristorante Le Monchu: ottimi piatti tipici e vini francesi. Tra Raclette, fondue Reblochonnade, tartiflette, bourguignonne, pierrade, zuppa di cipolle, salumi e vini…. direi che  siamo usciti decisamente soddisfatti…
La cucina del Monte Bianco non si contraddistingue per leggerezza e non è neanche economica, ma deve essere sperimentata almeno una volta:  il formaggio di chamonix, in particolare quello affumicato, è succulento e delizioso e la carne abbrustolita nel pentolino, e insaporita con le varie salse francesi, merita una lunga cena.

Chamonix ristoranti montagna week end
Bourguignonne
Chamonix ristorante zuppe francia cucina francese
Zuppa cipolle e reblochon fritto
Tartiflette

Curiosità:  le birre!

Una birra freschissima, tra le più buone che ho assaggiato: La blanche, Brasserie du Mont blanc, preparata con l’acqua dei ghiacciai del Monte Bianco. Sapori speziati, note di coriandolo e agrumi rendono particolarissima questa specialità, nata dalla miscelazione di vari tipi di luppolo e malti.

Abbiamo assaggiato anche la birra verde,  aromatizzata con Genepi… bellisdsima e ovviamente da provare, senza grandi aspettative però!

Bressanone – speciale fine settimana

bressanone piazza montagna

Tre giorni a Bressanone sono la pausa giusta dallo stress, in tutte le stagioni. Bressanone regala suggestivi paesaggi di montagna (Plose), curiosità e storia di una antica città vescovile, servizi impeccabili e temperature miti tutto l’anno.  Destinazione perfetta per camminate in montagna, per passeggiate tra le vie della cittadina, magica nel periodo Natalizio e caratteristica in ogni giorno dell’anno, per giornate di sci e per ottimi pasti soprattutto a base di pane, speak, vini della zona, gulasch, zuppe e canederli!

Un consiglio è quello di non fare troppo tardi per la cena poiché dopo le le nove diventa  difficoltoso trovare una cucina aperta.

Infatti la vita in Alto Agide, caratterizzata soprattutto in inverno da piacevoli atmosfere tirolesi, si concentra soprattutto nelle ore diurne fino al tardo pomeriggio quando le terme di Bressanone, con piscine riscaldata all’aperto, sauna e bagno turco, sono la meta ideale  per il relax di fine giornata.

Bressanone mercati Natale

Bressanone mercati di natale

Il periodo natalizio è senz’altro quello più suggestivo: mercatini illuminati, dove scegliere i regali  e scaldarsi con il vin brulè, patate e brezel , la mostra dei presepi e gli spettacoli organizzati  nel palazzo vescovile. Quest’anno 2017 va in scena il finale della trilogia dedicata a Soliman, l’elefante di Bressanone, omaggiato dagli artisti francesi delle luci di Spectaculaires – Allumeurs d’image.

vedi La storia dell’elefante Soliman

Soliman Bressanone palazzo vescovile

bressanone, montagnaBressanone bressanone

Durante il giorno è anche possibile visitare interessanti città della zona senza troppe ore di auto. A poca distanza, facili da raggiungere, si trovano Bolzano, Merano, la bella Vipiteno e, con qualche km in più, le architetture austriache di  Innsbruck.

Per chi preferisce godersi Bressanone, senza allontanarsi dalla città,  le cose da visitare non mancano: nel centro di Bressanone spicca per le sue decorazioni il palazzo vescovile, ma anche il palazzo Municipale con la sua torre, la Colonna Millenaria (in cima l’agnello simboleggia la città) e prima di tutto la Cattedrale decorata in stile barocco.

Bressanone centrobressanone

In una  giornata a Bressanone, tra natura e benessere, non devono sicuramente mancare, oltre alle tante attività sportive possibili nel territorio, come sci, arrampicata, trekking o ciaspole, una colazione tipica con strudel di mele o torte succulente  a base di cioccolato, frutti rossi e creme, una passeggiata nelle vie del centro e una cena tipica a scelta tra tante possibilità.

Tra tutte riporto la mia esperienza in un ristorante particolarissimo, adatto anche per le occasioni più speciali…  di sicuro ideale per chi ama le lumache… cotte!

Si chiama ristorante Onkel Taa Museo Bagni Egart a Parcines, a quindici minuti da Merano:

“Questa è un’osteria per fusti e pulzelle, per assetati e affamati per fini bevitori e rozzi tracannatori di acqua e di vino, per colti e stolti, per tirchioni e spendaccioni,per smilzi e grassi, per perdenti  evincenti,per tutte le genti…”

Onkel taa restaurant

Onkel taa

Nel 1430 i Bagni Egart erano una locanda con i bagni termali, oggi trasformati nel ristorante dello chef Platino e nell’adiacente museo per appassionati dei tempi dell’impero austro-ungarico e in particolare della principessa Sissi che si recava spesso alle terme e beveva l’acqua curativa della sorgente.

Le ricette sono con ingredienti locali alcune verdure e erbe coltivate direttamente nel giardino esterno. Le lumache sono la specialità e arrivano da un allevamento proprio, in tutte le salse.

Onkel taa restaurant

Onkel taa

Si gustano i piatti della principessa Sissi e i sapori della tradizione, come le zuppe e e il gulasch, con attenzione massima alla qualità e varietà del menu, senza parlare della presentazione dei piatti, ottimo preludio al sapore.

Onkel taa

Ah non dimenticatevi di lavare le mani prima di mangiare… scoprirete un bagno molto particolare.

Onkel taa bagni

Abbazia di Novacella

A Varna, vicinissima a Bressanone, troviamo una delle più maestose abbazie del nord, sorta nel 1142 quando il vescovo di Bressanone decise di costruire un monastero. Accanto è possibile acquistare i vini e le grappe dell’abbazia, nonché degustare  un tipico pranzo a base di speak e formaggio.

Novacella abbazia

Bolzano restaurant

Bressanone formaggi novacella

Leggi anche

Luce di Betlemme
La Luce di Betlemme a Bressanone

 

 

 

Cremona dolce come i suoi violini

pasticcerie a CremonaLe immagini non rendono l’idea: sostare in una delle tante pasticcerie cremonesi significa dimenticarsi di fotografare i dolci perché il loro profumo è irresistibile… pasticcini, torte, torroni, mandorlati, mostarda, quasi sempre preparati sulla base di antiche ricette e con materie prima ancora oggi naturali. Il legame di Cremona con la produzione di dolci è antichissimo: non per niente la Sperlari nasce a Cremona nel 1836, producendo proprio il torrone a base di miele e di mandorle.

Il dolce tipico delle feste natalizie è  ancora oggi il Torrone, realizzato in tutte le varianti di aromi e forme, tra cui ovviamente quella principale: il violino.  Sull’origine del nome ‘ torrone’ non c’è certezza: mentre tutti tentano di accaparrarsi la prima mandorla gettata  nel miele, Cremona può di certo vantare il legame tra il nome del dolce e quella della sua famose Torre, il Torrazzo. In ogni caso,  specialmente lontano dalle festività natalizie, durante tutto il resto dell’anno, consiglio i dolci alla crema e quelli semplici che in passato  preparavano le donne nelle cascine, a base di uova, farina gialla e frutta.

Come per esempio la  treccia con i canditi, la torta a base di uva e i graffioni, anche se ammetto di non averli mai provati perché personalmente prediligo le paste di crema e riso e le crostatine di marmellata.

Ogni cosa in questa tranquilla città riporta l’attenzione alla sua antica produzione di strumenti a corda.

Pasticcerie cremonesi - StradivariNon si può infatti parlare di Cremona senza almeno accennare alle botteghe dei maestri liutai  e alla produzione di violini che siano di legno o di mandorle, dal suono e sapore dolcissimi.  Come forse già tutti sanno Cremina è la città di Stradivari (1644- 1737), liutaio  di fama mondiale, creatore di quelli che sono gli strumenti migliori al mondo. Si parla addirittura di una formula segreta utilizzata per rendere speciali i suoi violini resistenti al passare del tempo.  Si narra che Stradivari scegliesse i ¡l legno per costruire i suoi violini ascoltandone il suono che il tronco produceva rotolando sul pavimento.

Ancora oggi Cremona è conosciuta ovunque per la scuola di liuteria, frequentata da studenti di provenienza internazionale.

In città si può anche visitare il museo del violino, oltre che sgranocchiare i dolci che rendono omaggio a questa tradizione unica al mondo.

Agriturismi a Cremona - Stagno Lombardo